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Il controllo della vendita dell'ADV sui device mobili

Read 2047 times Last modified on Friday, 22 May 2015 09:55

Alcuni dei maggiori editori degli Stati Uniti hanno annunciato di recente la propria intenzione di pubblicare contenuti sui device mobili direttamente sulla piattaforma social, attraverso l’utilizzo di un nuovo programma Instant Articles.

New York Times, BuzzFeed, National Geographic e NBC News hanno anche deciso di gestire la vendita dei relativi spazi pubblicitari in maniera diretta, mantenendo il controllo e la proprietà sugli utili pubblicitari, rifiutando l’offerta di Facebook di occuparsi della vendita delle ads e dividere poi gli utili.

La piattaforma social e i suoi editori partner sono, invece, assolutamente allineati per quanto riguarda la velocità con cui Instan Articles permette di caricare contenuti nell’app di Facebook (fino a dieci volte più velocemente rispetto al caricamento tradizionale); e sono convinti che il programma offra agli utenti un’esperienza di fruizione più completa e piacevole, portandoli a passare più tempo all’interno dell’ecosistema della piattaforma.

Fondamentalmente Instant Articles permette loro di immettere i propri articoli in maniera veloce e interattiva, mantenendo il controllo sui propri contenuti e modelli di business. Instant Articles rappresenta, inoltre, per gli editori un mezzo per avere un pezzetto di tutti quegli utili che Facebook ha realizzato attraverso la pubblicità mobile: il social network ha, infatti, realizzato 2,42 miliardi di dollari soltanto nel primo trimestre di quest’anno.

Secondo la società di analisi e ricerca eMarketer, gli inserzionisti arriveranno ad investire 50 miliardi di dollari nel comparto della pubblicità mobile degli Stati Uniti entro il 2017, un valore che raddoppia il totale della spesa prevista per l’adv desktop.

Ma la stima realizzata da eMarketer non svela chi godrà dei benefici maggiori in questo nuovo panorama pubblicitario sempre più mobile: tutti i relativi utili dovranno andare da qualche parte.

Con Instant Articles, però, la piattaforma social sembra avere la precisa intenzione di permette agli editori di accedere a una parte di questi ingenti utili, se accettano di pubblicare i loro contenuti direttamente all’interno del network di Facebook.

Naturalmente, quindi, la velocità di immissione degli articoli e il miglioramento della brand experience sicuramente sono fattori importanti, ma al cuore della nuova alleanza tra Facebook e gli editori vi è la questione degli utili pubblicitari.

Invece di utilizzare l’inventory di Instant Articles per promuovere annunci pubblicitari standard, come ha fatto il Times immettendo una diplay ad di Shell simile nel formato a un banner a box, gli editori dovrebbero probabilmente focalizzarsi maggiormente sul distribuire i propri contenuti realizzati per i brand. Gli inserzionisti potrebbero essere molto più interessanti a cogliere l’opportunità di promuovere i propri contenuti in maniera organica su Facebook e ovviare ai limiti imposti dall’algoritmo delle news feed sui messaggi brandizzati.

 

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